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martedì 18 marzo 2014

L'infima e brutale vita narrativa del blogger



La terra dei patetici è affollata. Vivono solitari, però.
Non si incontrano mai, anzi preferiscono restar segregati ognuno nel proprio anfratto retorico, esposti in vetrina e godendo del riflesso visivo di rimando di chiunque passi, solitamente od occasionalmente, a rimirare voyeuristicamente l' impotente esibizione.
Chiusi ognuno nell'argomentazione impertinente del racconto circoscritto di una qualche verità esclusiva, attendono il riconoscimento del successo presunto, l'applauso che la realtà della vita gli ha negato a torto e per via dell'infima statura della mente degli umani... ad eccezione certamente di tutti e solo di coloro che appagano di buon grado la voglia altrui.
Dispersi e disposti alla vista degli altri, abbandonati al - (deserto del) - lo sguardo di senso che immaginano si ricaverà dall'effluvio di parole che articolano nello sforzo di contingentare gli eventi della vita degli altri, alloggiano in questo brefotrofio dell'azione mancata, dell'illegittimità della retroguardia cui sono (stati) costretti dagli eventi della vita, che ha a loro riservato solo di servire un altro padrone: il rumore del nulla.

giovedì 17 ottobre 2013

L'esaurimento della partecipazione


L'essenzialità della modernità è la presa in carico totale e totalizzante dei nostri corpi e delle nostre abilità cognitive e pratiche. Sanitarizzazione e scolarizzazione delle corrispondenze vitali sono stati gli strumenti affinchè il potere riuscisse a pervadere le dinamiche relazionali e a controllarne le traiettorie.

martedì 21 maggio 2013

La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino

Alessandro il Grande, particolare del mosaico Alexander (circa  100 aC),  Pompei, Italia

Si insiste ancora, ma scevri questa volta dalla violenza procurata, sull'ambivalenza dell'esistenza. 

L'estetica, ovvero l'espressione combinata del silenzio ossequiante, travalica l'oggettività della morte e del sacrificio che ogni film di Sorrentino ha come epilogo categoricamente sempre circoscritto. 

Qui è la scoperta della continuità e dell'eternità, come ne Il Divo, che Sorrentino ancora indaga. Questa volta non del Potere, ma dell'inafferrabilità ed ineffabilità della Bellezza. 

Le esistenze autentiche tacciono, e quando non lo sono appaiono solo inconsapevole rumore, distrazione, diversione, inedia, disagio.  Nella più prossima delle posizioni, impersonalità egoica delle apparenze gesticolanti: malinconia, nostalgia riparatoria, ricongiunzione originaria con le fonti del sentimento. Memoria.

Ma la verità è che la Bellezza tace, non dice della sua proprietà, sfugge alla canonizzazione. Essa unicamente opera, agisce. Conviene, dissipando ogni specificità di senso, ogni articolazione (pre)stabilita della direzione.

La Bellezza è già Bene, è già Buona. 
La Bellezza è già confacente, adeguata alla misura, comoda, opportuna, propizia. 
Agio.

Grazie.